Un pensiero dal 1970 di Gianluca Sette

Un pensiero dal 1970

 La politica è quella cosa che volenti o nolenti interessa ognuno di noi. Molte volte, molte persone, dicono che di politica non ne capiscono nulla o che sono argomenti che non li riguarda. Questo però non è vero. Le grandi e le piccole cose della politica ci influenzano e danno un senso alla nostra quotidianità. Il recovery plan è importante per le nostre vite, come l’asfalto delle strade dei nostri paesi, come l’erba tagliata nei cimiteri comunali. Il problema serio, che si diffonde come un virus nella nostra società, non è propriamente il menefreghismo di molti ma l’opportunismo di pochi. Quando penso al percorso che ci ha portati ad essere qui ed ora come cittadini italiani, europei e del mondo, non posso che pensare che nel tempo ci siamo persi un qualcosa. Con questa frase intendo dire che con gli anni, anziché progredire come società e anziché avere una crescita iperbolica, continua e costante, abbiamo visto una crescita parabolica, che ha toccato il suo apice nei cosiddetti “anni del boom”, per poi avere un’inversione di tendenza drammatica che ci ha portato a quello che siamo oggi. La politica, sia locale che nazionale, la quale si sarebbe dovuta occupare di temi sociali e di crescita collettiva, troppo spesso si è interessata solo del benessere individuale e di pochi. Purtroppo, così come in moltissime realtà italiane, la stessa cosa si è potuta notare anche nel mio piccolo bel paese. Trovo sconcertante ed assurdo che, nel XXI secolo, esistano lampanti esempi di comportamenti da prima repubblica. Questa cosa mi infastidisce e mi rende triste. Non capisco come un territorio bello, ricco e rigoglioso come il nostro non riesca a fare un salto di qualità e rimanga legato a principi vetusti. Non capisco come a guidarci non siano giovani con idee giovani ma siano personalità dal cuore democristiano. Non comprendo come sia possibile che i nostri pensieri siano ancora legati ad un tipo di economia fondata principi antichi, quando tutto il mondo ormai stia prendendo una strada ipermoderna. Non intendo come i nostri rappresentanti siano artefici di piccoli e grandi accomodamenti e favoritismi. Eppure, la nostra terra ci offre quante più risorse possibili per crescere e prosperare ma mi sembra e mi sento così, fermo al palo. Mi sembra come se tutto il mondo girasse in un senso e si trovasse già a ridosso del 2030, mentre noi fossimo bloccati nel 1970. La politica e la pubblica amministrazione sono cose serie e sono cose che interessano ognuno di noi, direttamente e indirettamente. Sarebbe anche quasi arrivato il momento di superare i personalismi, i piccoli favori, il progetto, l’appaltino, il sogno di fare il deputato, il posto di lavoro, la strada asfaltata sotto casa, l’amico, il parente, il cugino, lo zio, le ambizioni personali. Dobbiamo cominciare ad immaginarci un posto diverso, moderno e migliore. Sarebbe bello vedere un territorio sempre più connesso e veloce, all’avanguardia, attivo nello sport e nelle relazioni nazionali e internazionali. Sarebbe un sogno ritrovarci nel 2030 ma, almeno per adesso, godiamoci il nostro 1970, con la speranza di un futuro migliore.

Gianluca Sette

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